“Gli specchi dovrebbero pensare più a lungo prima di riflettere!” (Jean Cocteau)
“Dal corpo allo specchio” il passo è breve. Lo specchio è protagonista assoluto nella nostra vita di tutti i giorni e la sua “opera di verità”, tanto puntuale quanto frustrante, a volte confonde la nostra capacità di percepire il nostro organismo nella sua essenza più profonda.
Guardando la nostra immagine riflessa nello specchio ci fermiamo, infatti, alla superficialità dei difetti estetici che ci rimanda, dimenticando troppo spesso che essi rappresentano in realtà sintomi di disfunzioni profonde. Tra questi, quello forse maggiormente diffuso soprattutto tra le donne, è la “cellulite”.

Definire la cellulite una vera patologia ancora oggi è un azzardo, ma considerarla un mero problema estetico lo è ancora di più. Il segno tipico che la contraddistingue, la buccia d’arancia, testimonia infatti una vera condizione di sofferenza del tessuto sottocutaneo, caratterizzato sempre da una modificazione del pannicolo adiposo consistente nella creazione di agglomerati di noduli fibrosi, tendenti al dolore ed alla infiammazione cronica.
L’evoluzione degenerativa che la contraddistingue dovrebbe indurre chi ne soffre a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di intraprendere un percorso di intervento serio, mentre il terapista attento al reale obiettivo del paziente non può esimersi dall’acquisire quelle competenze specifiche sulla cellulite in grado di aiutare il paziente a conoscerla per contenerla, a controllarla per contrastarla, a capirla per colpirla, evitando così che il problema si sposti pericolosamente“dallo specchio al corpo”.

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